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LA ROVESCIATA CHE PIEGO’ LA JUVE … STABIA

Tutti i  bambini che hanno tenuto in mano una busta di figurine panini guardano la rovesciata di Silvio Piola, bomber della Lazio negli anni 30, e sperano un  giorno di imitarla. Quante volte nei campetti impolverati delle periferie abbiamo provato e riprovato a ripetere quel gesto?

La rovesciata per il calcio è come la fuga solitaria sulla cima coppi del giro d’Italia per il ciclismo, è il gesto che più di tutti simboleggia quel misto di forza fisica, tecnica ed estro posseduto solo dai grandi campioni.

Solo di pochi giorni fa il gesto atletico straordinario di Cristiano Ronaldo, che con una potente rovesciata, molto simile a quella di Piola, piegò la Juventus in casa propria, Regalando ai galattici madrileni l’ennesima finale di Champions League.

Nella mia memoria le parole Juve e Rovesciata mi trasportano indietro di 30 anni ad un’altra Juve ed un’altra rovesciata.

Era il 15 novembre del 1987. Alla Favorita, allora si chiamava così, c’era il pubblico delle grandi occasioni, nonostante giocassimo in serie C/2, 30 mila palermitani affollavano gli spalti. Era il primo anno di Calcio dopo la radiazione, la pioggia non smetteva di cadere, la curva nord era affollatissima nonostante l’acquazzone, non avevamo smesso di cantare neanche per un secondo, passavano i minuti e la partita non si sbloccava, sembrava il classico 0-0 da serie C, con palloni lunghi recuperati dalle difese avversarie, con falli costanti a spezzare il gioco, con la squadra in trasferta tutta chiusa dietro.

La rovesciata di Santino Nuccio

Il Palermo quell’anno non era partito benissimo in campionato, bisognava assolutamente battere la Juve in casa se volevamo ambire al salto di categoria. Ma le partite così  9 volte su 10 finiscono zero a zero, a meno che non sia un episodio a deciderle. Ad esempio un rigore. Così fu , ma incredibilmente il rigore venne sbagliato. Niente da fare una partita così al massimo potrà essere ricordata per quella pioggia incessante, dice tra sé e sé Santino Nuccio. Copiosa, fitta, saltavamo e cantavamo bagnati fino alle mutande, ma sempre senza sosta, perché un tempo alla Favorita il tifo faceva tremare le gambe degli avversari. “Cantate!” urlava Johnny, la partita ormai era finita, stanca si avviava alla fine secondo copione, verso l’inevitabile pari.  Eppure i 30.000 della Favorita zuppi d’acqua non si muovevano dai loro posti, forse sapevamo che di lì a breve sarebbe successa qualcosa di indelebile per la  nostra memoria.

Scocca il novantesimo, l’arbitro guarda il cronometro,  per disperazione dalla difesa rosanero Bigotto  scodella un campanile altissimo nell’area avversaria. Sossio Perfetto viene anticipato da un difensore campano di testa.  La palla fa una parabola destinata a scavalcare la figura di Santino Nuccio, appostato al limite dell’area di rigore. Il bomber rosanero  guarda la palla in alto,  giusto quella frazione di secondo necessaria a programmare il gesto che il suo corpo dovrà compiere. Si coordina per la rovesciata dal limite dell’area di rigore, colpisce la palla che compie la traiettoria perfetta, diventando imparabile per  il portiere della Juve…. Stabia.

di Simone Di Trapani per Babelonline

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